contatore statistiche per siti Come si sviluppa la Peronospora – Peronospora della Vite Vai al contenuto

Come si sviluppa la Peronospora

Passa l'inverno nel terreno sottoforma di Oospora (spora sessuata) all'interno dei residui delle foglie infette cadute l'autunno precedente.  Le piogge di fine inverno-inizio primavera ("preparatorie") predispongono queste spore alla germinazione; più precisamente è l'andamento meteorologico autunnale ed invernale a condizionarne la maturazione, quindi a determinare la loro maggiore o minore disponibilità e prontezza a germinare. In linea di massima quando la temperatura supera i 10°C ed in presenza di precipitazioni di una certa entità esse danno origine ad un organo filamentoso alla cui sommità vi è il macroconidio (o macrozoosporangio).
Questo può staccarsi e liberare le zoospore contenute al suo interno, le quali, trasportate dal vento e dagli schizzi d'acqua, arrivano sugli organi verdi della vegetazione. Le zoospore, provviste di cilia che ne permettono il movimento nel velo d'acqua, giungono a contatto degli stomi.

Gli stomi sono aperture microscopiche naturali della vegetazione che consentono gli scambi gassosi con l'atmosfera. Nella foglia si trovano nella pagina inferiore e sono la via d'ingresso del contagio. Le zoospore qui giunte producono un tubo germinativo (promicelio) che introducendosi all'interno del tessuto vegetale (foglia, grappolino, germoglio) dà inizio all'infezione denominata "primaria" (o macroconidica). Da studi condotti intorno alla metà del secolo scorso si è assunto che l'infezione parta con temperatura superiore a 10 °C, pioggia di almeno 10 mm in 24-48 ore, lunghezza dei germogli già di 8-10 cm.; questa è la nota regola dei 3-10 dimostratasi nel tempo empirica ed andrebbe quantomeno adattata (vedi alla pagina del sito relativo alla difesa).
Avvenuto il contagio ha inizio il "periodo di incubazione" della durata variabile a seconda della temperatura e dell'umidità dell'aria. Durante questo periodo il micelio della Peronospora si estende e si allarga all'interno del tessuto verde traendo il proprio nutrimento dalle cellule dell'ospite, uccidendole. La sua azione sulle foglie si nota al termine di questo periodo allorquando compare la cosidetta "macchia d'olio" ben visibile sulla pagina superiore.

Dopo di che si ha la fuoriuscita della muffa bianca (conidiofori o sporangiofori), attraverso gli stomi, nella pagina inferiore in corrispondenza della macchia d'olio. Alla sommità di questi conidiofori ramificati vi sono i conidi (o zoosporangi) che recano le zoospore, pronte a ripetere altre infezioni. In definitiva, con la formazione della muffa, la malattia è nuovamente pronta a provocare nuove infezioni. Può capitare che dopo la comparsa delle macchie d'olio sulle foglie per qualche giorno non ci sia la fuoriuscita della caratteristica muffa bianca nella pagina inferiore. Questa assenza di evasione può perdurare finchè non si verificano particolari condizioni di umidità e di temperatura. Il fenomeno, peraltro poco frequente, in zone dell'Italia settentrionale si nota talvolta a maggio. In questi casi per accertare che si tratti di Peronospora e non d'altra causa è sufficiente forzare la fuoriuscita della muffa ponendo le foglie sospette all'interno di un contenitore (secchio, sacchetto di plastica, ecc.) con cotone imbevuto d'acqua o con altro accorgimento, per creare un ambiente saturo di umidità da mantenere al buio per diverse ore e in condizioni di temperatura di almeno 15-20 °C. Studi più recenti hanno infatti dimostrato che l'evasione dei conidiofori (muffa bianca) avviene di notte ma solo se la temperatura è superiore a 12 °C e l'umidità supera il 95%, e queste condizioni devono perdurare per almeno 4 ore. Con l'aumento dell'umidità e della temperatura cresce la quantità dei conidiofori e la capacità di generare inoculo, mentre una temperatura oltre i 30° per più di 6-8 ore devitalizza gli organi di diffusione.

Le infezioni che partono da vegetazione infettata, sono chiamate "secondarie" (o microconidiche); per la partenza delle "secondarie" è sufficiente una bagnatura di qualche ora (anche rugiada). Ulteriori ricerche hanno evidenziato che per l'avvio dell'infezione secondaria occorre che, oltre alla presenza della muffa da poco uscita, il numero delle ore di bagnatura moltiplicato per la temperatura media durante la bagnatura stessa sia superiore al numero 50. Ciò dimostra che la temperatura ottimale per l'avvio delle reinfezioni è intorno ai 23-25°C (tempo di bagnatura di solo due ore!). Inoltre, poiché la luce solare e la bassa umidità dell'aria tendono ad inattivare gli organi di diffusione, queste infezioni avvengono più facilmente nelle ore del mattino. L'effetto del vento sembra determinante per la diffusione dei germi nelle goccioline d'acqua. Le infezioni possono essere numerose nel corso della stagione ed in caso di piogge possono sussistere infezioni "secondarie" accanto ancora ad infezioni "primarie" partite dal terreno. Con condizioni favorevoli alla malattia (piogge frequenti) vi sarà quindi un progressivo susseguirsi di contagi, ciascuno dei quali, dopo un periodo di incubazione, si concluderà con il formarsi di altre fruttificazioni conidiche (muffa bianca); in tal modo la Peronospora continua a sopravvivere e a diffondersi durante il ciclo vegetativo della vite. In pratica finchè ci sono stomi recettivi e condizioni meteorologiche adatte l'infezione può aver luogo. La muffa però compare se gli stomi sono ancora presenti e funzionanti, altrimenti si ha solamente l'imbrunimento e la necrosi della parte colpita.

La cosidetta "Peronospora larvata" sul grappolo con gli acini che imbruniscono poi cadono, ad esempio, si ha in luglio allorchè la malattia è entrata attraverso gli stomi ancora vitali del peduncolo e del cuscinetto dell'acino stesso; danneggia i tessuti dell'acino stesso ma non riesce a produrre la muffa. Condizioni climatiche caldo-asciutte sono inadatte alla sopravvivenza dei conidi. Ciò è il principale ostacolo naturale alla diffusione del parassita in quanto limita notevolmente il potenziale di inoculo. Tali situazioni si hanno più facilmente nelle zone collinari o in quelle più assolate, dove in effetti questa malattia desta meno preoccupazioni. Il ciclo si conclude a fine estate quando il patogeno differenzia, all'interno delle foglie colpite, le oospore, che sono, come accennato all'inizio, gli organi che consentono al parassita di sopravvivere nella stagione invernale.